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Mi risuona in testa un motivo,
mi par musica di un organetto,
ma non vedo musica, né musicante,
se d’ira necessita il core a ogni istante.
E’una musica mistica di tempi andati
e con mistica non biasimo la liturgica attesa,
con prelati e uffiziali d’ogni pretesa,
che attendono, pretendono il preludio o la sera.
Ricanto il motivo celeste,
e in terra mi ritrovo,
forse ciò che vedo
ha della notte il vanto,
il carisma del solstizio d’estate,
il suono del flauto dei bei satiri andati,
la voce, il tempo degli spettacoli antichi.
Mi ritrovo piumato,
come un uccello antico
con grosse zampe cammino
e mi rigiro verso chi mi ha chiamato,
un toccamento, un respiro,
ho visto il tempo
che l’opera m’ha raccontato.
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